Guardare l’ora e non il tempo

Ho appena terminato un interessantissimo libro e prendo spunto proprio da questo per affrontare un argomento che declinerò in più ambiti.

Si parte dalla stessa riflessione.

Il tempo è sempre quello, ma…

Confrontiamo un orologio analogico con uno digitale. Guardare il quadrante di un orologio analogico vedrete l’intera giornata davanti a voi. Potete vedere il rapporto tra le sei e le nove. Vedrete i secondi che scorrono e vi fanno avanzare nel tempo, millimetro per millimetro. Con un orologio digitale potete vedere solo l’ora esatta in cui si trova, in questo momento. Non fa parte di qualcosa di più grande, è così e basta.

L’orologio “al lavoro”

Per il mio lavoro ho a che fare con imprenditori ed organizzazioni, di tutte le dimensioni, sia nel senso materiale del termine che dal punto di vista meramente societario o fiscale, che dal punto di vista di risorse impiegate.

Chi è imprenditore ed ha creato una organizzazione con almeno un collaboratore sa quanto diventi intricato il numero di adempimenti, burocrazia, relazioni che mira, soprattutto e per retaggi del passato, al migliore vivere aziendale proprio dei collaboratori.

L’imprenditore sa anche che, come ho detto in un precedente articolo, spesso si diventa dipendenti dei propri dipendenti, proprio a causa dell’infinito groviglio di aspetti ai quali si deve essere attenti, ligi, preparati.

Cosa fa quindi l’imprenditore, si affida a terzi perché costantemente lo tengano in regola, sia per evitare sanzioni e controlli che fermerebbero l’attività sia, e questo è il caso peggiore, nel caso di infortunio si possa dimostrare che si è sempre stati ligi nel rispetto delle regole imposte, o ancora, in caso di vertenza poter mettere sul tavolo una contropartita di documenti volti a “non darla” vinta al lavoratore.

Ecco l’orologio al lavoro, ovvero stiamo guardando l’ora su un quadrante digitale, il momento dell’essere in regola invece del quadrante analogico, poter vedere non solo l’ora ma il tempo.

Il tempo “al lavoro”

Cosa intendo con questo, che spesso si rincorre l’adempimento piuttosto che il vero motivo per il quale l’adempimento è nato.

Si indossano i DPI perché freneticità, distrazione, ripetitività, abituazione generano infortuni mentre si potrebbe “giocare”, ad esempio con soglia di attenzione, ambiente, ecc.

Si indossano le “mutande di piombo” per prevenire e non per risolvere. Fermo restando che la prevenzione è sempre fondamentale e fermo restando che è spesso una bella parola disattesa nella pratica (quanta prevenzione fai per la tua salute personale davvero?), resta di fatto il pensiero di un adempimento ad un obbligo.

Il “tempo” e una risorsa

Arriviamo al succo del discorso, di tempo e risorsa se ne parla fin troppo, quindi me ne guarderò bene. In questo caso per tempo intendo “una unità di misura che consente alle cose di non accadere tutte insieme” mentre per risorsa intendo (in ambito aziendale e soprattutto delle persone) “le doti, le capacità, l’ingegno, l’esperienza e la forza di volontà”. Ecco spiegato il perché nel titolo del paragrafo la “e” è una congiunzione e non un verbo. Il tempo è una risorsa di certo, ma in questo caso il tempo è inteso come il tempo dedicato ad una risorsa.

Si dedica il tempo alla gestione delle cose e troppo poco alla gestione delle risorse.

Tutti (forse non proprio tutti, ma…) abbiamo bisogno di lavorare, di una occupazione, e questi termini la dicono lunga.

Lavoro: è lo sforzo o l’impiego di energia per compiere un’opera, un compito o un progetto. Oppure è l’occupazione regolare che permette a una persona di guadagnare il denaro necessario per vivere. Ognuno, se potesse, impiegherebbe sforzo, energia, tempo in altro, se non avesse necessità di guadagnare. Ma ognuno ce l’ha, quindi deve lavorare.

Cortisolo “al lavoro”

Sfido ad essere sinceri e dire che il lavoro che fate è rilassante, è un bel passatempo, è quello che mi mancava, oppure sbuffare per dover uscire di casa presto, impiegare tempo per raggiungere il posto di lavoro, fra la folla o nel traffico, arrivare al lavoro ed essere continuamente in balia di scadenze, tempi, impegni. Tutto ciò produce cortisolo, ormone steroideo prodotto dalle ghiandole surrenali, noto come ormone dello stress perché la sua produzione aumenta in risposta a situazioni di tensione fisica o psicologica.

Una giusta quantità di cortisolo è corretta perché, ad esempio, aiuta a mantenere stabili i livelli di glucosio nel sangue e gestisce il metabolismo di carboidrati, grassi e proteine; segue un ritmo naturale (circadiano) in cui i livelli sono più alti al mattino per favorire il risveglio e calano la sera per permettere il riposo; interviene nel mantenere il tono vascolare e la pressione sanguigna corretti; modula l’infiammazione e l’attività del sistema immunitario.

Una sovrapproduzione genera, ad esempio, difficoltà ad addormentarsi, risvegli notturni, ansia, irritabilità e stanchezza cronica; pressione sanguigna alta (ipertensione) e alterazioni della glicemia; maggiore facilità a contrarre infezioni a causa dell’azione antinfiammatoria e immunosoppressiva prolungata; tutte situazioni che, oltre a danneggiare la persona, la risorsa, danneggiano l’intera organizzazione.

Stress al lavoro

Ecco che entra in gioco un adempimento, si uno dei tanti di cui ho parlato prima, che va sotto il nome di stress da lavoro correlato e che, se visto come un mero documento da tenere in archivio pronto a mostrare tale è e tale resta, ma in effetti è una condizione di squilibrio che si manifesta quando le richieste dell’ambiente professionale superano le capacità, le risorse o il controllo del lavoratore. La brutta notizia è che né l’azienda e né il lavoratore se ne accorgono. La buona notizia è che si può invece prevedere e controllare, a tutto vantaggio, non solo di un adempimento, ma della salute delle risorse e dell’intera azienda.

Come fare

Monitorare la salute di un’organizzazione vuol dire non solo tener sotto controllo gli indici di malessere, ma valutare l’organizzazione come luogo “accogliente” per il dipendente, un luogo dove poter comunicare con franchezza, potersi sentire coinvolti nel lavoro e avere un certo peso nelle decisioni da prendere. A questo si aggiunge l’importanza della reputazione di cui gode l’organizzazione sia all’interno della stessa e sia all’esterno, verso gli stakeholders.

Nasce a fianco degli imprenditori e delle organizzazioni Progetto AGIRE che in quattro fasi ha individuato un modo straordinariamente efficace per guidare un autobus colmo di passeggeri con un alto indice di squadra.

Quali sono (in maniera sintetica) le fasi:

Fase 1 – Analisi preventiva e inquadramento aziendale
1.1. Profilo Aziendale (Macro-analisi)
1.2. Individuazione dei Fattori di Rischio Oggettivi (Checklist INAIL e DVR D.Lgs. 81/08)

Fase 2 – Analisi approfondita
2.1. Scelta dello Strumento di Indagine
2.2. Raccolta e analisi dei dati

Fase 3 – Report e Diagnosi
3.1. Analisi Statistica e Incrocio Dati
3.2. Redazione del Report Diagnostico

Fase 4 – Interventi
4.1. Obiettivi Formativi Specifici
4.2. Moduli di Formazione sulle Soft Skills e Clima
4.3. Follow-up e Valutazione dell’Efficacia

La salute ed il benessere interessato tutti i tipi di organizzazioni, in tutti i settori. La vita delle aziende dipende direttamente dal loro stato di salute proprio come tutti gli altri organismi; infatti, oggigiorno il tema della salute assume una particolare connotazione, perché sono differenti rispetto al passato le nostre rappresentazioni del corpo, del lavoro e dei contesti (sociale, culturale, economico, politico e organizzativo) in cui si colloca la loro relazione.

La soluzione c’è ed evitarla sarebbe come nascondere la polvere sotto al tappeto. Altrimenti il prezzo da pagare si ribalta in termini di qualità totale, ovvero l’abbassamento del morale, minore fidelizzazione del personale all’azienda, minore sviluppo professionale, peggioramento delle prestazioni.

A questo punto, solo se davvero ho solleticato il vostro interesse, è possibile trasformare l’obbligo sancito dalla legge in una opportunità per ogni organizzazione.

Basta richiedere una breve consulenza conoscitiva oppure richiedere la brochure esplicativa.

Oppure continuare come si è sempre fatto, fino a che non succederà come nel caso de “I Simpson” che avevano previsto molto di ciò che sarebbe successo, come l’elezione di Donald Trump, l’uso degli smartwatch, la fusione Fox-Disney e altro ancora. Ma saperlo dopo, è tardi. Qui non si tratta di prevenire per curare ma di prevedere proprio per non dover correre ai ripari e dover curare con terapie intensive al posto che semplici integratori.

Chi c’è nel Progetto AGIRE:

Antonio Finocchi
Imprenditore dal 1984, stratega di impresa, si occupa di mentoring e formazione per coinvolgere le persone alla crescita.

Marco Maria Conte
Psicologo aziendale e dell’emergenza – Consulente per le persone in azienda e la loro salute e sicurezza – Formatore

Francesca Abrugiato
Psicologa con particolare attenzione al mondo del lavoro e del benessere aziendale e della persona.

La scelta migliore è AGIRE, ora!

N.B.: questo articolo NON è stato scritto utilizzano l’Intelligenza Artificiale ma esclusivamente neuroni umani.

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