Immagina di essere all’interno di una libreria, percorri i corridoi guardando gli scaffali ai lati, in cerca di ispirazione. Non sempre si entra in una libreria già sapendo quello che si acquisterà, anzi, proprio quando cerco ispirazione vado in libreria, se sono già certo del libro che acquisterò lo faccio online.
In libreria sei attirato dalle copertine, dai titoli, dagli autori, ti soffermi su qualche titolo che ha catturato la tua attenzione, leggi la descrizione. Normalmente in una libreria gli scaffali sono organizzati per tema. Letteratura, romanzi, filosofia, gialli, tutti scaffali stracolmi di titoli, i libri sono sempre di più ma le persone leggono sempre meno.
La scoperta
Mentre cammini alla ricerca del titolo che farà scattare la tua scelta ti accorgi che in fondo ad un corridoio c’è un numero di persone maggiore rispetto agli altri. Sei incuriosito, io lo sono sempre da questi fatti, ti avvicini, allunghi il collo per leggere il tema di quello, anzi, quegli scaffali.
In alto, un cartello rosso con la scritta bianca, c’è scritto “self help”, eh si, l’inglese fa più figo di un nostrano “auto-aiuto”.
Uno scaffale stracolmo di una massa di libri che parlano di come non ostacolare se stessi con limitazioni e paure, di amare se stessi, di spronare se stessi, di conoscere se stessi.
Premesso che, da accanito lettore, ogni libro lascia qualcosa, ne ho parlato già in un precedente articolo, questo proliferare di prodotti letterari è sintomo di un grande problema del nostro tempo: individualismo di massa estremo.
Individualismo di massa estremo
Cosa intendo con queste parole, il mondo dell’iperconnessione, il mondo dello stay tuned forever, il mondo dell’ASAP (As Soon As Possible), della reperibilità continua, della FOMO (Fear Of Missing Out) sta creando minore collaborazione e ci si fida di più di un influencer che snocciola qualche video sottotitolato piuttosto che di una sana critica, ci si fida di più di una pagina generata dall’algoritmo di ricerca piuttosto che una scelta consapevole.
Si badi bene che l’informazione è sempre importante ma soprattutto quella derivata dalle “connessioni umane” piuttosto che da quelle “artificiali” come lo possono essere gli algoritmi o i post su un social.
L’uomo è un animale sociale, diceva Aristotele, ma lo è ancora? La frase di Aristotele significa che l’uomo non può realizzare la sua felicità o la sua vera natura al di fuori della comunità. Ma cosa significa comunità? Un insieme di persone unite da vincoli di appartenenza, interessi comuni, o un medesimo ambiente fisico, che formano un gruppo sociale riconoscibile e organizzato. Si può ottenere questo in digitale? No. Per evolvere è necessario “trovare” gli altri.
“Se l’uomo sopravvive così a lungo, avrà imparato a trarre piacere dalle differenze essenziali tra gli uomini e le culture. Imparerà che le differenze di idee e atteggiamenti sono un piacere, parte dell’eccitante varietà della vita, non qualcosa da temere. È una manifestazione di grandezza che Dio, o qualunque cosa sia, ci ha dato.” (Gene Roddenberry, La creazione di Star Trek)
Cosa voglio rappresentare con questo pensiero, che per evolvere, ovvero per trasformare se stessi in un nuovo essere, un nuovo modo di pensare, di osservare, di comportarsi, di relazionarsi con interazioni sane, non ci si può aiutare da soli, non sempre, non costantemente.
L’auto-aiuto arriva quando c’è consapevolezza, di chi si è, da dove si parte, dove si vuole giungere, come e soprattutto prchè.
Relazioni, interazioni, mentoring.
Il mentoring è la fase che deve precedere l’evoluzione, anzi è l’evoluzione stessa, perché un mentore è come una bussola nella selva intricata della vita. È una figura sagace ed esperta che si impegna a guidare e ispirare chi lo segue. Condivide conoscenze, offre consigli ponderati e agisce da faro di saggezza nelle tempeste dell’incertezza. Un mentore non solo condivide le proprie esperienze, ma aiuta a scoprire le potenzialità nascoste, fornendo una prospettiva unica.
La sua presenza è una miscela di supporto motivante e onesta critica, mirata a far crescere la fiducia e le capacità di chi si relaziona con lui. In un mondo in costante cambiamento, un mentore è come un anello di congiunzione tra il passato e il futuro, contribuendo a plasmare destini e a costruire legami duraturi basati sulla reciproca fiducia e stima.
Quindi, da adesso, piuttosto che stazionare davanti ad uno scaffale cercando il titolo più pertinente (e altisonante) di un libro di self help, piuttosto che scrollare un social network, piuttosto che googolare in modo frenetico, fermati un attimo e fai il primo passo per un vero auto-aiuto, chiedi aiuto a chi può accompagnarti in un viaggio che parte da te ed arriva ad un te nuovo, con il mentoring.
Chiama!
Un libro molto interessante che ho letto qualche tempo fa, scritto da Don Giulio Dellavite, ha utilizzato la parola “chiamate” per ridurre in tre righe un concetto bellissimo:
CHIAMATE
CHI AMATE
CHI AMA TE
Tre righe di grande effetto che indicano la strada. Per prima cosa sveglia il torpore che ti pervade, chiama! Ma chi devi chiamare, non una persona qualsiasi, chi ti ama, ovvero chi ci tiene a te, perché chi tiene a te, ti ama. Coniugato in tutti i modi possibili.
Un mentore, per accezione, deve per forza “amare”, il proprio lavoro, il proprio percorso, il proprio obiettivo, e trasferire tutto questo a chi si rivolge a lui.
Mi sono dato un obiettivo importante che perseguirò con perseveranza e abnegazione: fare delle persone, e con le persone, un mondo migliore.
Tutto ciò non si ottiene con l’individualismo o con l’auto-aiuto bensì con interazione, relazione, coinvolgimento, entusiasmo, trasferimento. Insomma con il mentoring.
Per la tua maggiore soddisfazione di sapere vai su https://yourmentor.me/
N.B.: questo articolo NON è stato scritto utilizzano l’Intelligenza Artificiale ma esclusivamente neuroni umani.
