Elogio dell’imprenditore

Nel 1458 Benedetto Cotrugli scrisse il Libro de l’arte della mercatura introducendo il concetto di umanesimo imprenditoriale e responsabilità sociale.

La vita di un imprenditore è stata oggetto di una serie di studi, una breve panoramica:

  • Adam Smith evidenzia il rapporto che viene a crearsi fra scienziato e imprenditore.
  • David Ricardo ignorò completamente la figura dell’imprenditore interessandosi prevalentemente della distribuzione della ricchezza.
  • John Stuart Mill introdusse il termine “entrepreneur” nella lingua inglese.
  • Richard Cantillon identificò l’imprenditore come uno dei tre principali operatori dell’economia nel mercato.
  • Jean Baptiste Say descrisse l’imprenditore come colui che valorizza la conoscenza mediante l’implementazione delle operazioni relative rispettivamente alla produzione, all’organizzazione di tutte le attività necessarie, alla combinazione e al coordinamento dei fattori di produzione, con l’obiettivo di creare valore.
  • Melchiorre Gioia fa assumere all’imprenditore un ruolo chiave come creatore di ricchezza per tutti.
  • Alfred Marshall evidenzia come funzione principale dell’imprenditore quella di guidare il processo produttivo.
  • Joseph Schumpeter definisce una funzione qualificante dell’imprenditore ovvero nel fare cose nuove oppure fare cose già fatte in una nuova maniera (innovazione)
  • Israel Kirzner definisce l’imprenditore come la persone che deve scoprire e collegare le informazioni all’interno del mercato e cogliere le opportunità.
  • Peter Druker abbraccia un approccio comportamentale considerando l’innovazione come principale driver dell’imprenditorialità.
  • Mark Casson identifica la figura dell’imprenditore come colui che prende decisioni discrezionali non solo per proprio conto ma per un ecosistema.
  • Scott Shane parla di opportunità imprenditoriali che vengono scoperte dall’imprenditore solo se riescono a riconoscerle e non se le cercano.

Chi è davvero un imprenditore?

Prendo in prestito la definizione che ne diede Adriano Olivetti negli anni ’60 e che tutt’ora ritengo la più attinente: “L’imprenditore non è un amministratore. L’amministratore amministra l’esistente. Gestisce. Calcola le entrate e le uscite. Imposta i bilanci preventivi e analizza i bilanci consuntivi. Meticoloso, puntuale, occhiuto. Deve essere onesto e solo in paesi tecnicamente arretrati e moralmente discutibili si depenalizza il falso in bilancio. In Paesi mediamente civili si va in galera. L’amministratore è un gestore. L’imprenditore è un sovversivo. Non accetta l’esistente come dato di fatto. La sua azienda deve essere processiva e propulsiva, senza confondere espansione caotica e priva di disegno con lo sviluppo ordinato e omogeneo, rispettoso degli equilibri ecosistemici e dei ritmi vitali della comunità.”

Per essere “sovversivo”, come recita Olivetti, nonostante gli studi fatti, vale la pena ritornare alla Teoria della Virtù di Aristotele dove si trova il concetto di Eudaimonia che può essere tradotto come “prosperità” o “vivere bene”. Secondo Aristotele il fine ultimo della vita umana è raggiungere l’Eudaimonia, che si ottiene attraverso azioni virtuose e carattere morale. Aristotele sottolinea che le virtù non sono qualità innate ma si acquisiscono attraverso l’abitudine. L’acquisizione delle virtù non è una impresa solitaria. E’ attraverso le interazioni sociali e le relazioni comunitarie che gli individui possono sviluppare ed esprimere le proprie virtù.

In sostanza si parla di un “ecosistema” ed è proprio l’Ecosistema Aziendale di Successo alla base di una mentalità imprenditoriale solida, di una costruzione di un’azienda solida.

L’Ecosistema Aziendale di Successo

Si basa su cinque principi cardine.

Il primo principio è la Visione: la direzione di lungo periodo, il contributo che l’azienda vuole dare al mondo, distinta dalla missione quotidiana. Quando manca, il risultato è confusione. Un’azienda senza visione può essere efficiente, vende, produce, consegna, ma raramente è efficace nel tempo, perché non sa perché sta facendo quello che fa, e quindi non sa nemmeno quando smettere di farlo o quando cambiarlo.

Il secondo principio sono le Competenze: non il curriculum scolastico, ma la capacità reale, distribuita, di far funzionare l’azienda senza che tutto passi per una sola testa, di solito quella dell’imprenditore. Quando mancano, il risultato è ansia diffusa: ansia dell’imprenditore che non riesce a staccare, ansia dei collaboratori che non sanno decidere senza autorizzazione, alto turnover perché nessuno cresce davvero.

Il terzo principio sono gli Incentivi: la differenza tra la gratifica estemporanea e l’incentivo strutturato, legato a un obiettivo misurabile. Quando mancano, il risultato è resistenza: le persone lavorano, ma non spingono, non si espongono, aspettano istruzioni invece di proporre soluzioni.

Il quarto principio sono le Risorse: non solo il denaro, ma l’insieme di strumenti, finanziari, organizzativi, informativi, che permettono all’azienda di sostenere la crescita che si è data. Quando mancano, il risultato è frustrazione: si vede la strada ma non si hanno i mezzi per percorrerla, e ogni ostacolo diventa un muro invece che una curva.

Il quinto principio è il Piano d’Azione: il filo che lega gli altri quattro, la traduzione operativa di visione, competenze, incentivi e risorse in azioni quotidiane misurabili, con un piano di marketing, comunicazione e lead generation coerente. Quando manca, il risultato è la falsa partenza: l’azienda riparte ogni tre mesi con entusiasmo, e ogni tre mesi si ferma di nuovo, in una rincorsa affannosa che non risolve nulla.

Perché “ecosistema” e non “sistema”

Ho scelto deliberatamente la parola ecosistema per una ragione precisa che ha basi anche neuroscientifiche oltre che manageriali. Un sistema è meccanico: puoi smontarlo, aggiustare il pezzo che non funziona, rimontarlo. Un ecosistema è biologico: le parti si influenzano a vicenda, si adattano, e un intervento su una componente produce effetti, spesso non lineari, su tutte le altre. Quando lavoro con un imprenditore che mi dice “ho un problema di fatturato“, la mia prima domanda non è mai “quanto fatturi“, è “in quale dei cinque principi credi che manchi qualcosa, e da quanto tempo?“. Quasi sempre, la risposta rivela un vuoto in almeno due dei cinque, perché nella pratica i principi non si guastano mai uno alla volta, si trascinano a vicenda, in positivo come in negativo.

Questo è anche coerente con quanto osserviamo nella psicologia organizzativa sulla motivazione intrinseca: un collaboratore capace (competenze) ma senza obiettivo chiaro (visione) e senza riconoscimento strutturato (incentivi) sperimenta quella che i ricercatori chiamano dissonanza da sforzo-ricompensa, uno stato di stress cronico a bassa intensità che nel tempo produce disimpegno, perché il suo cervello smette di associare lo sforzo a un risultato prevedibile.

Il cardine è tutto nella consapevolezza, molti imprenditori “mandano avanti” la propria azienda per abbrivio e non in maniera sistematica.

Quello che puoi fare tu

Ho predisposto proprio a questo scopo un breve questionario che analizza lo “stato di salute” aziendale e ne ricava una analisi strutturata sotto forma di report dal quale è opportuno partire per verificare il peso di ogni fattore, quello sul quale è necessario intervenire per primo ed equilibrare gli altri.

Mettiti in gioco, qui non si valuta la capacità imprenditoriale ma la messa a sistema di un percorso per costruire un’azienda su fondamenta solide.

Puoi trovare tutte le informazioni qui.

Puoi anche cimentarti rispondendo a qualche semplice domanda, per innescare un dubbio, scintilla che fa scaturire nuove risposte, a nuove domande.

  • Qual è, in una frase, il contributo che la mia azienda vuole dare al mondo tra cinque anni, distinto da quello che facciamo ogni giorno?
  • Se domani mi ammalassi per un mese, quali decisioni si fermerebbero perché solo io so prenderle?
  • L’ultima volta che un collaboratore ha raggiunto un obiettivo importante, cosa è successo esattamente? Era previsto o improvvisato?
  • Conosco, anche solo per nome, tre strumenti di finanza alternativa al credito bancario tradizionale che potrei usare quest’anno?
  • Ho un piano scritto, con date, per i prossimi tre mesi di marketing e comunicazione, o sto semplicemente “andando avanti”?
  • Se anche una sola di queste risposte ha creato difficoltà, non è un giudizio sulla capacità imprenditoriale, è semplicemente la mappa di dove cominciare a lavorare.

N.B.: questo articolo NON è stato scritto utilizzano l’Intelligenza Artificiale ma esclusivamente neuroni umani.

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