Quando dico che leggo circa cinquanta libri l’anno, la reazione più comune è un misto di stupore e sospetto. “Ma quando trovi il tempo?” è la domanda che sento più spesso, seguita quasi sempre da “io non riesco a finire nemmeno un libro l’anno”. Non è pigrizia ed è raro che sia mancanza di interesse. È quasi sempre una questione di abitudine: nessuno ci ha mai insegnato a costruirla, e il tempo libero che avremmo per farlo lo abbiamo silenziosamente ceduto a qualcos’altro.
Non ho sempre letto così tanto. È un’abitudine che ho costruito nel tempo, un po’ come si costruisce qualsiasi competenza: con metodo, non con la forza di volontà. E siccome mi occupo di neuroscienze applicate e di crescita delle persone da quarant’anni, ho anche capito abbastanza presto perché quell’abitudine mi stesse restituendo così tanto, ben oltre il piacere della lettura in sé.
Woody Allen diceva: “Leggo per legittima difesa.” ed è proprio vero, una frase che fa riflettere, perchè leggere vuol dire accrescere la propria cultura ovvero aprire la mente a nuove scoperte, a nuovi pensieri ed avere cultura è anche essere in grado di fare delle scelte, non quale marca di biscotti acquistare (anche se…) bensì le scelte importanti, per un momento della vita o per la vita stessa. E saper scegliere e poter scegliere ci rende liberi, liberi di essere noi stessi e la nostra cultura. Quindi:
CULTURA PER POTER SCEGLIERE
SCEGLIERE PER ESSERE LIBERI
in sostanza
CULTURA PER ESSERE LIBERI
A proposito di libertà, cosa viene in mente quando si parla di libertà infinita? Qui cito Virginia Woolf che disse: “Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente, senza fine.”
Il cervello che legge è un cervello diverso
Ogni volta che leggi un testo che richiede attenzione sostenuta, il tuo cervello sta facendo qualcosa che nessun video, nessun reel e nessuno scroll infinito riesce a replicare: costruisce connessioni nuove tra concetti, allena la memoria di lavoro, e soprattutto ti costringe a restare concentrato su un unico flusso di informazione per minuti consecutivi. È una forma di allenamento cognitivo che la maggior parte delle persone ha smesso di praticare senza accorgersene, sostituendola con contenuti pensati apposta per essere interrotti ogni sette secondi.
C’è anche un effetto meno discusso ma altrettanto interessante: la lettura concentrata attiva una risposta di rilassamento fisiologico paragonabile a quella della meditazione. Alcuni studi su questo tema parlano di riduzioni misurabili dei livelli di cortisolo già dopo pochi minuti di lettura assorbita. E’ semplicemente l’effetto di spostare l’attenzione da uno stato di allerta multitasking a uno stato di concentrazione unica, la stessa leva su cui lavoro quando aiuto un imprenditore a gestire la pressione di una decisione difficile.
E poi c’è l’aspetto che, da mentor, mi interessa più di tutti: leggere in modo trasversale, non solo testi del proprio settore, ma discipline anche lontane tra loro, è la fonte più affidabile di connessioni creative che conosca. Le intuizioni migliori che ho avuto in questi anni, quelle che poi sono diventate strumenti concreti per i team con cui lavoro, non sono pochissime volte nate da un corso o da un webinar. Sono nate da un libro che apparentemente non c’entrava nulla con il problema che avevo davanti, letto per curiosità e non per dovere.
Come si costruisce, in pratica
Non esiste un trucco. Esistono tre scelte, ripetute con costanza, che nel tempo diventano un’abitudine automatica quanto controllare il telefono.
La prima è una forma di dieta mediatica. Non è necessario diventare integralisti, ma vale la pena essere onesti con se stessi su quanto tempo finisce ogni giorno in contenuti passivi, che siano notiziari ansiogeni o video pensati per farti scorrere il pollice senza pensare. Ogni minuto che togli a quel consumo automatico è un minuto che puoi restituire a qualcosa che ti lascia effettivamente qualcosa dentro.
La seconda è occupare i tempi morti, invece di subirli. In sala d’attesa, in aereo o su un treno ognuno di noi ha davanti a sé ore di tempo che normalmente finiscono in una scrollata compulsiva della posta o dei social. Sostituire quel gesto automatico con qualche pagina di lettura non richiede disciplina straordinaria: richiede solo avere sempre qualcosa a portata di mano.
La terza è togliere ogni attrito tra te e il libro. Che sia un e-reader, l’audiolibro durante gli spostamenti in auto, o, come preferisco io, un libro fisico lasciato sul comodino invece che in libreria, la variabile che decide se leggerai o no non è quasi mai la motivazione: è quanto è comodo iniziare nel momento in cui hai cinque minuti liberi.
La domanda che vale la pena farsi
Non ti sto dicendo di arrivare a cinquanta libri l’anno. Ti sto dicendo che la differenza tra chi legge e chi no, nella mia esperienza diretta con centinaia di imprenditori e manager, si vede eccome: nella qualità delle domande che si fanno, nella velocità con cui collegano idee distanti tra loro, nella lucidità con cui affrontano la pressione.
La domanda, allora, non è se hai tempo per leggere di più. È cosa stai facendo oggi con il tempo che, senza accorgertene, hai già ceduto a qualcos’altro?
Non sai da dove iniziare?
Per questo posso darti una mano io, ho scritto diversi libri, per essere letti, con un linguaggio semplice ma diretto, libri che devono essere abitati, che possono essere la scintilla che fa accendere nuovi pensieri, nuove idee, nuove scelte (ne abbiamo parlato prima ricordi?) quindi parti da qui, va a vedere cosa ho scritto io e…inizia oggi stesso!
Ecco un link che ti può essere davvero utile: da dove partire
